<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3213895</id><updated>2011-04-22T00:58:20.472Z</updated><title type='text'>Edoardo Nesi</title><subtitle type='html'>Scrittore, regista. E industriale. 

Come si può essere tutte queste cose insieme? E soprattutto, scrivere letteratura che abbia un senso, in Italia?</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://nesi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3213895/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nesi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giovanni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14225271171842731786</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3213895.post-7235418</id><published>2001-11-19T12:10:00.000Z</published><updated>2001-11-19T12:10:35.183Z</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;I Still Haven’t Found What I’m Looking For&lt;br /&gt;Nervi, desiderio, e le corse dei pianeti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Edoardo Nesi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di Giovanni Bogani&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;1. ”C’è Cristina, signora?” &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una scrittura piena di desiderio. E di astronomia. Di desiderio. Perché, mentre racconta le cose, la vedi tutta intera la rabbia per le supernove di pensieri che esplodono dentro la testa, e che si hanno chiari perfettamente dentro di sé, e non si riescono quasi mai a comunicare agli altri. Salgono prepotenti come certe musiche degli &lt;b&gt;U2&lt;/b&gt;, che lui ama moltissimo. Salgono dentro. Ma magari, come succede quasi sempre, diventano solo un balbettio al telefono. “C’è Cristina, signora? No? Ah. Grazie”. &lt;br /&gt;	&lt;br /&gt;E di astronomia. Perché quando le situazioni superano il livello di guardia della tensione, della frustrazione, dello spaesamento, o della noia, il protagonista prende la sua astronave mentale. E raggiunge la dimensione dove tutto prende il posto giusto, dove tutto viene ridimensionato. Nello spazio, fra i pianeti, dove c’è buio e silenzio, dove i pianeti scivolano senza suono e attrito come in “2001 odissea nello spazio”. Nel mondo reale ci sono viali di notte, &lt;b&gt;Tir, prostitute, ville, aeroporti, riviste &lt;/b&gt;patinate con le storie degli attori famosi. Lì, nell’altra stanza della mente, c’è il silenzio, la perfezione delle traiettorie delle orbite celesti. C’è un bambino che pensa alle grandi illusioni degli anni ’60: l’avventura nello spazio, le astronavi, i viaggi puri da pianeta a pianeta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si scontrano, questi due mondi, nella scrittura di Edoardo Nesi, scrittore e regista, e anche imprenditore, uomo d’affari, erede di un secolo di commercio della lana a Prato. Ma anche i fiorentini del Rinascimento erano eredi dei lanaioli, e potevano permettersi la cultura solo perché fulgeva in cima a una massa infinita di pezze di lana e di panni venduti in giro per il mondo. Accadeva cinquecento anni fa. Niente di nuovo. Solo che, invece che a Firenze, questa volta accade a Prato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Edoardo Nesi è nato a Prato nel 1964&lt;/b&gt;. Aveva cinque anni, l’estate dello sbarco sulla Luna. C’erano le mappe della Luna dovunque, nelle stanze dei ragazzi, in quegli anni. Al posto dei poster di George Michael e di Bobo Vieri. Vive a Prato, Nesi. Città di denaro e di coraggio, città che dà del tu all’America. Di notte, scrive. Per Bompiani, dal 1995, ha pubblicato quattro libri: “&lt;b&gt;Fughe da fermo”, “Ride con gli angeli”, “Rebecca”, “Figli delle stelle&lt;/b&gt;”. Ha anche tentato l’avventura più pericolosa, quella che mette in moto una macchina da miliardi: un film. Un film dal suo primo romanzo. “Fughe da fermo” ha avuto i volti di &lt;b&gt;Marco Cocci&lt;/b&gt;, Pietro Ragusa, Marjo Berasategui, e l’amichevole partecipazione dell’amico Giovanni Veronesi. Lo ha diretto lui stesso, rischiando sulla sua pelle la guida di una macchina difficile, complicata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;2. Prestami gli occhi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qui si parla di libri. E dello stranissimo quadro familiare che nei primi tre romanzi – “Fughe da fermo”, “Ride con gli angeli”, “Rebecca” – Nesi ha composto. &lt;b&gt;Quadro cubista&lt;/b&gt;. Dove la stessa realtà, gli stessi tempi, vengono scomposti, spezzati e raccontati da tre punti di vista diversi, nei suoi tre romanzi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un progetto ambizioso. Perché Nesi – che ha solo poco più di trent’anni – non persegue solo la sua personale ricerca del tempo perduto. Ma insegue la ricerca del tempo perduto di tutti i componenti della sua famiglia. Non solo il suo sguardo, i suoi ricordi su ciò che è accaduto. Ma anche quelli degli altri. Racconta, in prima persona, la storia di Federico, la sua storia. Ma nel secondo romanzo, racconta – negli stessi tempi, negli stessi giorni – la stessa storia, ma vissuta da Romano, dal fratello. Nel terzo, lo stesso quadro, ma un altro sguardo ancora: quello di Rebecca, la sorella. In un mosaico che potrebbe andare all’infinito. Fino ad accogliere tutto il mondo. Cercare di penetrare lo sguardo, i sentimenti, le rabbie, gli impulsi, i gesti trattenuti, i silenzi stizziti, le riflessioni sull’istante, la voglia di essere altrove di altre persone. E persino di una donna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovarne la voce, i ritmi, le mosse accorte, scoprire come lei guarda i fratelli, entrare nelle sue ragioni. Certo, tutti i narratori sono capaci di costruire &lt;b&gt;personaggi&lt;/b&gt;, personaggi diversi, e dare loro parole. Non molti, però, sono capaci di assumerne lo sguardo, di entrare loro dentro, di vedere con i loro occhi. Come in un’animazione al computer, Nesi sa ruotare intorno alla figura composta da se stesso e dagli altri personaggi che incrociano la sua storia, sa vedere la stessa scena dall’alto, dal basso, secondo le diverse prospettive, e assumere punti di vista esterni al suo. Con facilità, con naturalezza, apparentemente. Chissà quanto è stato difficile – in “Rebecca” – entrare nel punto di vista di una donna, tenerlo per tutto il romanzo, formulare pensieri da donna, comportarsi da donna. Per lui che, fra l’altro, esibisce – nella vita, non solo nel romanzo – atteggiamenti da macho, durezza e spavalderia, capacità di aggredire e combattere. E che poi si lascia andare a sorprendenti nostalgie e malinconie, struggimenti, intermittenze del cuore.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;3. Fantascienza cardata&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che tipo di letteratura è quella di Nesi? Non è quella acuminata, modaiola, fatta di scaglie di provocazioni&lt;b&gt;, che fa surf sulla schiuma del linguaggio e dei gerghi&lt;/b&gt;, degli scrittori “gggiovani”, “cccannibbali”, pieni di petardi nelle tasche, e lamette di rasoi, e snobismo e schifo a tutto il resto, perché solo loro spacciano la nuova droga letteraria, romanzi-extasy febbricitanti e abbaglianti. No. Però è letteratura moderna, feroce, e – per me – fantascienza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere Nesi per me è come leggere fantascienza. Da una parte, scrive di luoghi e di persone che più vicine a me non potrebbero essere, geograficamente e per età. Prato, quindici chilometri in linea d’aria dalla mia finestra. L’età, pochi mesi di differenza. Gli stessi programmi visti in televisione, quando la televisione era una sola, e iniziava alle 17. Dall’altra parte, tutto è lontano mondi. I suoi personaggi sono ricchi, forti: la forza e l’aggressività degli arricchiti da poco, una generazione soltanto dopo la campagna, dopo la lotta dura contro le macchine tessitrici, cardatrici, battitrici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dentro la finestra da cui li guardo, dentro questo qualunque quarto piano sull’infinito, c’è il declino di una piccola borghesia con la sua vita da formica, abituata a ingoiare rospi, padroni, e il lento scolorire del suo prestigio, della sua dignità, del suo stesso senso, nell’umiliazione spicciola, nel finire della sua funzione sociale. Nella perdita progressiva e inarrestabile di spiccioli, privilegi, futuro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Dentro la mia finestra, non c’è il ricordo di aerei presi in un giorno di rabbia, di centinaia di chilometri percorsi per andare a prendere una ragazza all’aeroporto, di percorsi Viareggio-Prato in taxi, di spedizioni organizzate per andare a prendere un amico sull’Everest, con un aereo acciuffato al volo, e ottomila chilometri di corsa d’emergenza. Non c’è la possibilità di immaginare tutto questo&lt;b&gt;. Anche per una certa forma di romanticismo occorre del denaro.  &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I suoi personaggi, invece, hanno il coraggio, l’arroganza, la virulenza delle razze giovani, quelle che vincono, che nella corsa darwiniana arrivano adesso, e schiacciano chi c’era. Hanno anche molte malinconie. Quando guardano il padre, lupo anziano, ancora bello, capobranco sempre più solo. O quando guardano, senza illusioni, alla propria vita. Ma sono malinconie che sfociano presto in un pragmatismo, in qualche azione, qualche modo per annegare il tremore in un gesto, magari plateale: una decappottabile bianca, un elefante da portare a un matrimonio. Fuochi d’artificio addosso alla malinconia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;4. John-John Kennedy e Adriano Panatta&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere un libro di Nesi è per me fantascienza, perché si parla di denaro in un modo per me inconcepibile, usandolo quasi come un’arma per zittire gli altri. “&lt;b&gt;Ho pagato, dunque ho diritto&lt;/b&gt;”, dice in un film Francesco Nuti, pratese come Edoardo. Ho pagato, dunque ho diritto. Chi paga è il capo. Non importa che un altro abbia pagato in umiliazione, in dolore, in silenzio. I conducenti di taxi, i camerieri filippini, quelli che servono una colazione in albergo devono solo stare zitti, perché sono stati ricompensati. Non possono metter bocca. C’è la classe sociale di chi è pagato. E quella di chi paga. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non stupisce tanto, così, che alla fine di un libro, “Rebecca”, la sposa canti la sua canzone preferita. Che non è una di De Gregori o Guccini, parte di una koiné di unità nazionale, ormai, transgenerazionale e traspartitica. No. Neanche di Paolo Conte. E’ l’inno di Forza Italia. Ne vengono scritte tutte le parole, una per una, nelle pagine del libro. E persino la protagonista, Rebecca, una che guarda lontano, che vede al di là di ogni mascheramento e di ogni ipocrisia, una intelligente, si mette a cantare. E tutti si riconoscono, come comunità, in quell’inno. Beh, questo per me è fantascienza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo è anche il &lt;b&gt;modo da marines &lt;/b&gt;con cui i suoi personaggi maschi affrontano la vita. Fede e Romano, i due fratelli, hanno pensieri, desideri, lunghi viaggi solitari dell’immaginazione. Ma anche grugniti, e voglia di menare le mani. Risolvono i problemi con l’evidenza della forza fisica, e della superiorità economica. Ogni momento può essere una sfida. Vivono in un mondo “da uomini”. Romano è uno che non ha paura di picchiare, ha il torace enorme, il suo torace lo accompagna sempre, come l’astuzia per Ulisse, il piè veloce di Achille. Parla poco. Si ubriaca. Cose da uomini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i suoi personaggi hanno anche uno strano complesso di inferiorità: verso le persone famose. Che, per loro, non sono solo qualcosa di cui parlare, sfogliando le riviste dal parrucchiere, come per la maggior parte dei mortali. Loro ci possono arrivare vicino. Ma non fanno ancora parte di quel mondo. Così, Rebecca forse è stata al college insieme a John-John Kennedy, e l’allenatore di calcio dei suoi figli è stato una volta un calciatore famoso. I personaggi dei romanzi di Nesi vedono molti personaggi famosi: un po’ li sfiorano, un po’ se li inventano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è &lt;b&gt;Adriano Panatta&lt;/b&gt;, grande campione di tennis, che passa da Forte dei Marmi, e i due fratelli lo vedono da vicino, fanno parte dello stesso mondo. Ma ci sono anche i taxisti di New York, in “Ride con gli angeli”, che sono ognuno sosia di qualche star. Come se ci fosse bisogno di qualcuno di davvero famoso, da accostare, da toccare, per sentirsi più reali. La stessa sindrome che c’è in alcuni film di Giovanni Veronesi, amico di Edoardo. Girare un film sul West con Harvey Keitel e David Bowie, invece che con Alessandro Haber e Toni Sperandeo, per dire. Anche per sentirsi parte di un mondo che, da bambini, sembrava colorato e irreale, il mondo del cinema americano. O girare un film sulle streghe con Paul Sorvino e Emmanuelle Seigner, sogno di un cinema lontano e impossibile da fare davvero nostro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E c’è il mondo delle riviste da parrucchiere, delle canzoni da salone di bellezza: con Gianni Togni, e Macaulay Culkin, Christian Slater, Val Kilmer. Un mondo del quale tutti siamo prigionieri. Ma c’è chi, proprio per questo, lo sente come insopprimibile finzione, e se ne sta lontano. Rebecca, invece, protagonista del terzo romanzo di Nesi, lo ama. Di più: lo sente vero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;5. Prato, Texas&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nella scrittura di Nesi, autore di fantascienza in orbita sopra Prato, c’è una grande, formidabile originalità. Già nei titoli dei capitoli. Vedere per credere: ognuno è una scoperta. Ogni capitolo lavora ostinato su una cosa, lancia pugnalate sullo strato di legno duro dell’esistenza, fino a scalfirla, a trovarne il disegno, sotto.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ da fantascienza anche la città che Nesi disegna. Prato, così diversa da questa &lt;b&gt;signora che fu qualcuno, e adesso in pensione, con i suoi vestitini lisi e le chiacchiere all’ora del tè&lt;/b&gt;, che è Firenze. E’ come se fosse già America, Prato. Soldi, ville da serial televisivo, e il deserto intorno. Da lì, ci si sposta solo in grande. Si va in America, o a Zurigo,a  vivere. O sulle Alpi Apuane, ma solo per trovare dell’esplosivo per un attentato impossibile. O si va nella Versilia nordista e chic di Forte dei Marmi, saltando in un colpo quella proletaria e massificata di Viareggio, arrivando nella Forte dei Marmi che odora di Lombardia, di arte contemporanea, di denaro e pinete. E poi si va negli Stati Uniti, e si imparano i nomi delle squadre della Ivy Leaugue, perché sono cose importanti, che bisogna sapere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ruoli sociali? Sono definiti, una volta per tutte. Le prostitute nigeriane non sono altro che quello. Devono fare quello che sanno fare, non devono parlare, mostrarsi esseri umani. C’è un commercio in corso, nient’altro. E anche le modelle restano modelle. Gli zingari possono soltanto essere aggressori, o servi. I filippini sono domestici, e nient’altro. E dicono “signorina Rebeca, fato buon biaggio?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;6. Oltre l’infinito &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ci sono queste incredibili variazioni. Questi momenti in cui Nesi passa dalla storia che sta raccontando a &lt;b&gt;immagini di pianeti, di stelle, e interminati spazi di là da quelli&lt;/b&gt;. Con lo sguardo di un bambino. Quei bambini che hanno la fortuna di riuscire a pensare, per un anno, due anni, chissà per quanto, all’enormità dell’universo. Mentre, invecchiando, tutto diventa più circoscritto, fatto di luoghi precisi, di persone, di tempi, e dimentichiamo di essere parte di un infinito ignoto mondo, dimentichiamo che il mondo è un insieme turbinoso di compresenze, di eventi naturali, di cicli, di consunzioni millenarie e luci in viaggio per l’eternità, di cui noi non siamo che un infinitesimale baluginìo di polvere, già sparito, già volato via. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Infine, c’è questa struttura. Dove &lt;b&gt;il secondo romanzo si infila negli spazi lasciati liberi dal primo&lt;/b&gt;. E il terzo in quelli lasciati liberi dai primi due. “Fughe da fermo” racconta una storia, e “Ride con gli angeli” racconta la stessa storia, ma guardata da lontano, dagli Stati Uniti, con gli occhi di Romano, il fratello del protagonista del primo romanzo. Come un “Rashomon” in letteratura, dove la realtà cambia secondo il punto di vista. Una cosa che piacerebbe agli studiosi di semiotica. Ogni romanzo ne contiene migliaia di altri, ogni storia contiene migliaia di altre storie. Se scrivi “Il nome della rosa” dal punto di vista di Adso, monaco novizio e adolescente, potresti poi scriverla anche dal punto di vista di Guglielmo da Baskerville, monaco maturo e di finissima intelligenza, o di Jorge da Burgos, mente segreta e furente dietro il sapore di morte che invade l’abbazia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà se il modello che aveva in mente Nesi è il serial televisivo, dove ogni puntata è raccontata dal punto di vista di uno dei personaggi. O se, più ambiziosamente, cerca il punto di vista di Dio. &lt;b&gt;Essere tutto e dovunque, in tutti i luoghi, in tutti gli istanti&lt;/b&gt;, dentro la testa di tutti i suoi personaggi. E racconta tutto questo con l’italiano ruvido, brutale, però vero, dei pratesi che sanno d’inglese, ma dicono “icché la vole?”, che sanno di menu esclusivi, aeroporti internazionali, e ruggiscono feroci sgrammaticature. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Linguaggio vero, né nobilitato né preso in giro. Perché forse alla fine lo scopo vero di Nesi, lanaiolo con malinconia, uomo d’affari a cui brucia addosso il senso del tempo, della morte, della sconfitta, il suo scopo vero è proprio, come per Proust, &lt;b&gt;ricostruire il mosaico &lt;/b&gt;del mondo nel quale è vissuto. Raccogliere il tempo perduto, cristallizzarlo, ricostruirlo, renderlo visibile e perfetto. Ed eterno. Come, quando uscirono, si diceva fossero i cd.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.sceneggiatura.blogspot.com"&gt;VAI ALLA HOMEPAGE&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.libera.freeweb.org"&gt;VISITA IL SITO DI "L ."&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:libera@dada.it"&gt;SCRIVI CHE COSA PENSI DELL'ARTICOLO&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:edonesi@nesi.prato.it"&gt;Scrivi a Edoardo Nesi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3213895-7235418?l=nesi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3213895/posts/default/7235418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3213895/posts/default/7235418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nesi.blogspot.com/2001_11_18_archive.html#7235418' title=''/><author><name>giovanni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14225271171842731786</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
